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Acini d'Anima
Il Prof. Antonio Russi, Ordinario di Estetica nella Facoltà di lettere e Filosofia dell'Università di Pisa, il quale ha precedentemente insegnato Letterature Moderne alla Scuola Normale Superiore di Pisa e in varie Università americane, si è espresso positivamente sull'ispirazione poetica della Serofilli, definendola sincera, sciolta ed autentica nella forma, bisogno essenziale ed inevitabile per un rapporto diretto con la realtà circostante.
Le poesie raccolte sotto il titolo Acini d'Anima, “rappresentano vari momenti di naturale ispirazione e di contemplate presenze e fluiscono dall'anima come semi e granelli che si raccolgono nell'armonioso accordo fra immagini e sentimenti”.
ELENA CELSO CHETONI
Nota critica di Andrea Salvini
(Da: Sul significato del "doppio" nelle raccolte di Valeria Serofilli)
...Vorremmo quindi fare un passo indietro e soffermarci sulla prima delle raccolte uscite della Serofilli, ossia su Acini d'anima per poi passare rapidamente a Tela di Eràto e quindi tornare ancora su Fedro. Sofferenza che disbrighi nel cuore… questo è, lo ricordiamo, il primo verso della lirica Acini d'Anima, quella che dà il titolo alla raccolta. L'Autrice comunica subito il senso di un dolore nascosto, di un dissidio segreto. Tale inquietudine, per non parlare apertamente di sofferenza del vivere, è reso evidente negli Acini, anche grazie al linguaggio "montaliano" coscientemente adottato, irto di suoni aspri che plasmano paesaggi ostili. Su questo, però, non ci sofferemeremo oltre. In molte delle liriche successive questo stato d'animo inquieto si traduce in un contrasto fra due mondi avversi e inconciliabili. Proprio il tema del contrasto fra due dimensioni diverse, che generano dissidio e inquietudine, prosegue e domina in tutta la raccolta. Consideriamo Eclisse e Tuo doppio, la terza e la quarta lirica della raccolta. Nella prima il sole e la luna si inseguono come i due amanti della leggenda di Ladyhawk sognando una fusione impossibile, o comunque rarissima come un'eclisse. In Tuo doppio invece il motivo del dualismo prende corpo in quello della maschera teatrale, da cui sembra sprigionarsi una riflessione sempre più inquietante fra ciò che si vede e ciò che non compare. Qui il contrasto richiama quello pirandelliano fra la ricerca di un apparire quotidiano che dia sicurezza, seppure falsa, e la ricerca di un'interiorità che dia senso. E' quanto emerge ancora in Mio padre, forse una delle composizioni più autentiche della Serofilli, dal momento che riflette il percorso interiore che tutti più o meno attraversiamo da quando nell'adolescenza entriamo in contrasto con le figure genitoriali, finché non le riscopriamo da adulti, magari avendo figli a nostra volta. Il senso di questa lirica si concentra nella simpatica e felicissima immagine finale dell'opposizione tra guscio e uovo: Mio padre: / credevo fosse guscio / invece è uovo, / di quelli giallo-arancio / al tegamino, / o a Pasqua da scartare: / perché di cioccolata / e con sorpresa!. Qui il senso del contrasto appare felicemente risolto, ma è un evento piuttosto raro nella poesia della Serofilli.
In Finestre vestite torna ancora il dualismo, enunciato chiaramente all'inizio, ciò che ci ha fatto pensare a questa lirica come ad una vera e propria dichiarazione di poetica: E' un patto tra due mondi: / tra me nella cucina e il gatto fuori. Il componimento si sviluppa poi sul senso di un'attesa che il micio di casa, simbolo a nostro avviso di una realtà indecifrabile, si decida ad entrare dal giardino nella cucina piena di odori rassicuranti. L'Autrice rimane a guardare la bestiola enigmaticamente immobile, da dietro le finestre, ma l'attesa è destinata a rimanere inappagata, ovvero la realtà non si rivela, come suggerisce appunto il verso: se apro non entra. La raccolta si conclude con Scacchiera, che si ispira, come sappiamo, ad una delle più note liriche delle Occasioni di Montale. Ogni scacchiera è formata da un implacabile reticolo di quadretti chiari e scuri, da cui i pezzi non possono fuggire, ma solo giocare, o meglio, lottare per giungere, ma solo qualche volta, a fare scacco matto. La scacchiera che abbellisce i nostri soggiorni se rimane lì inerte, è un confortante oggetto quotidiano, ma se due persone decidono di usarla per la sua funzione, diventa un inquietante strumento di sopraffazione reciproca. Chi conosce il gioco della dama o quello degli scacchi, sa su quale sottile crudeltà esso si fondi nel duello fra l'angoscia di chi si vede mangiare un pezzo dopo l'altro e la gioia sadica di chi sente di prevalere ad ogni mossa.L'allegoria del gioco degli scacchi può riassumere così il filone del dualismo conflittuale quale ci è sembrato di coglierlo in tutti gli Acini. La scacchiera diviene così uno dei più riusciti fra gli oggetti epifanici di cui è ricca la poesia della Serofilli: come abbiamo avuto già modo di scrivere, le sue liriche più riuscite ci sembrano proprio quelle che scaturiscono dalla contemplazione di un oggetto, da cui scaturiscono profondi significati esistenziali, o, comunque, stati d'animo coinvolgenti. (...).
ANDREA SALVINI
…Una poesia schietta, dell'anima, una poesia ritmata, sovente in rima, con uno stile personalissimo, che si avvale dell'ironia pungente verso le brutture delle situazioni esistenziali del “quotidiano”, per evidenziarne la transitorietà.
CARLO GIUSEPPE LAPUSATA
Presidente del Gruppo Letterario Villaroel di Pisa
Valeria Serofilli crea poesie senza intenzione predisposta virtualmente; la sua espressione è spontanea, viva, è specchio della sensibilità, del sentimento a lei inerenti. Questa è la prima impressione di chi legge le sue liriche. Ma non è solo ciò a darle valore. A completare la sua personalità si aggiungono altre considerazioni. Valeria è poetessa attenta, osserva la natura nei suoi aspetti e da tali sollecitudini estratte dal mondo esterno sa aprire un suo intimo discorso mentale.
La sensibilità dunque non si ferma a ciò che appare, ma s'inoltra nei disegni idealistici delle intuizioni, delle riflessioni meditative. Per cui l'inclinazione di Valeria a dare parola alla propria sensibilità è fonte attiva di ispirazione poetica rivolta fuori e dentro di lei. Ad esempio: quando evidenzia la sofferenza della natura nei suoi elementi, la vede accomunata a quella dell'uomo spesso travagliato dal destino. valeria però non è pessimista e sa condurci sorridente verso una consolazione come nell'”arsura” vinta dalla pioggia con le “lacrime d'angeli / di pietà”. Di sua preferenza e frequenti, gli accostamenti dal reale al simbolico. Così nella poesia “Mare” i mutamenti ondosi sono come il variare turbinoso dell'ispirazione che infuria, s'acqueta nel nulla.Tornando alla maniera più rosea di Valeria a considerare la vita, abbiamo detto infatti che non è pessimista, cito suoi versi, volti ad un affioramento pacifico: “ad un semplice moto del cuore / che rinfranchi la mente / rinnovi l'amore”. Quindi è l'amore che prevale nell'animo della poetessa, è la bontà, anche se viviamo in un mondo “pazzo” perché “se fai il giusto passo / puoi mandare tutto a buon fine / e anche far scacco matto!” .
Quasi scherzando e con sottile umorismo Valeria è riuscita a esprimersi confermando la presenza poetica del suo spirito, rivolto alla verità del mondo attuale e alla maniera di conquistarlo.
ELENA CELSO CHETONI, prefazione al volume
SPICCIOLO NUOVO n. 6 Aprile 2003
di Lidia Viviani
Acini d'Anima è una raccolta di liriche che si sofferma su stati d'animo umani e della natura, descritti con semplice intensità.
Nella poesia che dà il titolo al volume viene messo in evidenza come sia più trasmissibile il senso del dolore che della gioia; in “ Arsura “ è la terra che sembra esprimersi come l'uomo: “ La terra assetata dal profondo / apre le fauci, / corruga i solchi della fronte /… S'inebria per un lampo perché sa / che segue rombo e / lacrime d'angeli / di pietà.”Una promessa o una speranza di rivivere una calda estate marina è sottintesa in “ Sabbia di castelli”: “Presto acqua verrà / a lambire / disfatta sabbia, / ma non granello / incolume / che naviga nella tasca / della tua giacca / bianca “.
La scoperta del sentimento padre-figlia, che avviene con la maturità, accomuna l'Autrice a coloro, e non sono pochi, i quali provano l'amarezza di non aver apprezzato abbastanza i propri genitori: purtroppo nel passato la timidezza ha spesso imprigionato l'intensità dell'affetto; la poesia “ Mio padre” inizia con “ In un solo modo è mio padre / ed in un altro io lo credevo” e proseguendo leggiamo: “ E c'è mancato poco che mi prendesse / la mano. / Quant'altre volte l'abbia fatto / non ricordo: / forse fisicamente troppo poco , / ma certo è che sempre l'aveva tesa, / mentre mi accompagnava / nel cammino”.
Aria di luce in Valeria Serofilli
Sole / fra rami / t'affacci e ti dipani, / spandi l'umore / senza permesso, / spendi e sfaccetti / sui vetri il tuo talento. Maggio torna. / ecco: ti pullula in sussurro/la nuova primavera. Interne estati trasudino / in maturate vendemmie. Al sole volte / le secche chiome: / chine teste / asservite al padrone. Dove il giallo / lungo i petali?
Dove i raggi / ad incorniciare/la fronte?
In filaggini di luce si dipana mulendine di visione in linea incava agli orizzonti.
E' l'amore per la parola che unisce la tua poesia ai segni mistici dell'aria aperti per clonazione emotiva al sintomo creativo della scrittura.
Saperti intenta alla fusione lessicale in un mondo intimo fatto di stazioni del pensiero dove chiare note della notte si diffondono attorte al barbaglio umido di un flottante sentimento per la vita.
Udire il fraseggio sussurrato in sottili ironie per sgomento della ragione giochi musicali a spirale diffusi sullo spartito della coscienza.
In un'altra esistenza volo sognante vaga chiarità di meriggi assolati e distratti dall'ennesimocigliare di una forma del giorno ritornato volto di bambino.
Infanzia dell'artista che vive del giallo e nutre la filigrana delle emozioni con le curvaturedi un viscerale compasso della malinconia che nei versi al figlio si dipana in un fluire di paroleliquefatte in luce di palpito.
Oh mia piccola oasi / di gesti invadenti / non definiti, / giocondi / e irosi al contempo. / L'aria ricolmi / di te!
Nel riflesso allo specchio l'insorgere creativo si rivolge alla figura affettiva, creando un'osmosisensoriale che si condensa in vera poesia.
Tale passaggio sorretto da modulazioni foniche evidenzia in maniera tangibile l'autentica capacità di condurre il gioco linguistico ad un livello letterario di sicuro valore.
Luciano Fusi